NOTA: Tutto il materiale di questa sezione è tratto dal libro "IL PALAZZO DI GIUSTIZIA" di Giulia Bologna, Direttrice dell'Archivio Storico Civico e della Biblioteca Trivulziana, edito nel 1988 dal Comune di Milano, Biblioteca Trivulziana.
 
 
Una porta, un quartiere nella Milano antica
 
Le porte di Milano
Origine della denominazione
Il borgo di porta Tosa e il Verziere
La colonna del Verziere
La basilica di S. Stefano
La chiesetta di S. Bernardino alle Ossa
Il Pio Albergo Trivulzio e palazzo Sormani
La chiesa di S. Pietro in Gessate
Porta Tosa e le Cinque Giornate
Il monumento alle Cinque Giornate
La Rotonda di via Besana
 
 
Un convento, una caserma, un palazzo
 
Le vicende delle monache
La regola delle monache di S. Prassede
Le vicende della fabbrica
La manifattura di stoffe nel monastero
La proprietà Gianella, ex monastero di S. Prassede
Le ulteriori vicende della fabbrica
La caserma di S. Prassede, poi caserma principe Eugenio
Le vicende delle sedi della Giustizia milanese
Il palazzo di giustizia di piazza Beccaria
Progetti di trasferimento
Concorso pubblico per il nuovo Palazzo di Giustizia
Incarico al Piacentini per il nuovo palazzo
Le vicende della fabbrica
I particolari del progetto Piacentini
La forma del palazzo
Le sezioni del palazzo
La struttura interna del palazzo
La fronte del palazzo
Le sculture del palazzo
I bassorilievi della Corte d'Appello
La Giustizia romana
La Giustizia biblica
Il bassorilievo del Martini
Le opere pittoriche del palazzo
Gli affreschi di Carlo Carrà
Il Giudizio Universale di Carlo Carrà
Il mosaico di Mario Sironi
Il palazzo verso il compimento
Il giudizio critico sull'architettura del palazzo
 
Bibliografia essenziale
Il monumento alle Cinque Giornate
 
Al termine del borgo di porta Vittoria (nell'attuale piazza delle Cinque Giornate), dove un tempo si apriva nei bastioni spagnoli una semplice e disadorna porta, rifatta dal Piermarini nel 1780, sorse, sul finire del secolo XIX, un obelisco a ricordo degli avvenimenti del 1848. Esso divenne uno degli esempi più caratteristici del gusto artistico milanese di fine Ottocento. In seguito ad un concorso pubblico bandito nel 1881, fu prescelto per il monumento il bozzetto di Giuseppe Grandi, maestro dell'impressionismo lombardo e della scapigliatura milanese. Il lavoro di scultura durò ben tredici anni, durante i quali l'artista si dedicò attivamente e di persona alla sua composizione, assistendo alla fusione dei bronzi, procurandosi un piccolo serraglio di animali vivi - galli, oche, tacchini, un'aquila reale, un leone africano acquistato ad Anversa e detto Bolco - da riprodurre nelle sue statue. E inoltre si servì di famose modelle - Maria Torrani, Giovannina Porro, Luigina Pratti, Innocentina Rossi, Tacita Chiodini - per eseguire le figure allegoriche, modellate rigorosamente, che alla base del monumento - uno zoccolo in granito di Svezia - simboleggiano le fasi delle Cinque Giornate. Ma Giuseppe Grandi nel 1894 morì, prima di vedere inaugurata la sua opera, peraltro perfettamente terminata nella parte a lui spettante. L'inaugurazione ebbe luogo il 18 marzo 1895, con la solenne traslazione dei caduti delle Cinque Giornate - sepolti nel marzo 1848 presso l'ospedale maggiore - nella cripta che sottostava al monumento.
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