NOTA: Tutto il materiale di questa sezione č tratto dal libro "IL PALAZZO DI GIUSTIZIA" di Giulia Bologna, Direttrice dell'Archivio Storico Civico e della Biblioteca Trivulziana, edito nel 1988 dal Comune di Milano, Biblioteca Trivulziana.
 
 
Una porta, un quartiere nella Milano antica
 
Le porte di Milano
Origine della denominazione
Il borgo di porta Tosa e il Verziere
La colonna del Verziere
La basilica di S. Stefano
La chiesetta di S. Bernardino alle Ossa
Il Pio Albergo Trivulzio e palazzo Sormani
La chiesa di S. Pietro in Gessate
Porta Tosa e le Cinque Giornate
Il monumento alle Cinque Giornate
La Rotonda di via Besana
 
 
Un convento, una caserma, un palazzo
 
Le vicende delle monache
La regola delle monache di S. Prassede
Le vicende della fabbrica
La manifattura di stoffe nel monastero
La proprietā Gianella, ex monastero di S. Prassede
Le ulteriori vicende della fabbrica
La caserma di S. Prassede, poi caserma principe Eugenio
Le vicende delle sedi della Giustizia milanese
Il palazzo di giustizia di piazza Beccaria
Progetti di trasferimento
Concorso pubblico per il nuovo Palazzo di Giustizia
Incarico al Piacentini per il nuovo palazzo
Le vicende della fabbrica
I particolari del progetto Piacentini
La forma del palazzo
Le sezioni del palazzo
La struttura interna del palazzo
La fronte del palazzo
Le sculture del palazzo
I bassorilievi della Corte d'Appello
La Giustizia romana
La Giustizia biblica
Il bassorilievo del Martini
Le opere pittoriche del palazzo
Gli affreschi di Carlo Carrā
Il Giudizio Universale di Carlo Carrā
Il mosaico di Mario Sironi
Il palazzo verso il compimento
Il giudizio critico sull'architettura del palazzo
 
Bibliografia essenziale
La Rotonda di via Besana
 
Sulla cerchia dei bastioni spagnoli che da porta Vittoria si snoda verso porta Romana, prendendo il nome di viale Regina Margherita, si incontra, ben presto, un edificio di forma circolare, in mattoni, che i milanesi conoscono come Rotonda di via Besana o Foppone dell'Ospedale. Costruito, infatti, inforno al 1695 come luogo di sepoltura dei morti della Ca' Granda, esso presenta una forma singolare a portico con la chiesa al centro - folta all'interno di colonne e intreccio di archi - opera di Attilio Arrigoni, Francesco Croce e Carlo Francesco Raffagno. Sotto la pavimentazione del portico che circonda la chiesa si trovano cripte assai profonde, nelle quali furono radunati e poi murati i morti - che raggiunsero il numero di centocinquantamila - fino al 1782. Ma soltanto ai primi del Novecento si riuscė a sgomberare e depurare il luogo. La Rotonda ebbe anche altri usi: fu ospedale di isolamento per malati contagiosi, tanto che nel 1870-71, durante l'epidemia di vaiolo, vi furono ricoverati circa cinquemila ammalati; agli inizi del XX secolo venne poi trasformata in lavanderia dell'Ospedale e tale rimase fino al 1940. Intorno agli anni sessanta, per iniziativa dell'amministrazione comunale, la parte esterna della Rotonda venne adibita a parco pubblico e l'interno della chiesa divenne centro di manifestazioni culturali e artistiche.
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