NOTA: Tutto il materiale di questa sezione è tratto dal libro "IL PALAZZO DI GIUSTIZIA" di Giulia Bologna, Direttrice dell'Archivio Storico Civico e della Biblioteca Trivulziana, edito nel 1988 dal Comune di Milano, Biblioteca Trivulziana.
 
 
Una porta, un quartiere nella Milano antica
 
Le porte di Milano
Origine della denominazione
Il borgo di porta Tosa e il Verziere
La colonna del Verziere
La basilica di S. Stefano
La chiesetta di S. Bernardino alle Ossa
Il Pio Albergo Trivulzio e palazzo Sormani
La chiesa di S. Pietro in Gessate
Porta Tosa e le Cinque Giornate
Il monumento alle Cinque Giornate
La Rotonda di via Besana
 
 
Un convento, una caserma, un palazzo
 
Le vicende delle monache
La regola delle monache di S. Prassede
Le vicende della fabbrica
La manifattura di stoffe nel monastero
La proprietà Gianella, ex monastero di S. Prassede
Le ulteriori vicende della fabbrica
La caserma di S. Prassede, poi caserma principe Eugenio
Le vicende delle sedi della Giustizia milanese
Il palazzo di giustizia di piazza Beccaria
Progetti di trasferimento
Concorso pubblico per il nuovo Palazzo di Giustizia
Incarico al Piacentini per il nuovo palazzo
Le vicende della fabbrica
I particolari del progetto Piacentini
La forma del palazzo
Le sezioni del palazzo
La struttura interna del palazzo
La fronte del palazzo
Le sculture del palazzo
I bassorilievi della Corte d'Appello
La Giustizia romana
La Giustizia biblica
Il bassorilievo del Martini
Le opere pittoriche del palazzo
Gli affreschi di Carlo Carrà
Il Giudizio Universale di Carlo Carrà
Il mosaico di Mario Sironi
Il palazzo verso il compimento
Il giudizio critico sull'architettura del palazzo
 
Bibliografia essenziale
Il mosaico di Mario Sironi
 
Nell'aula della Prima Sezione della Corte d'Assise e d'Appello, tra pareti rivestite di onice di S. Quirico d'Orcia e ampi finestroni dalle intelaiature in bronzo, spicca sul frontale il mosaico di Mario Sironi. Eseguito intorno al 1936, esso rappresenta la "Giustizia armata con la Legge"; a destra spicca una figura femminile, simbolo della Verità, e a sinistra una figura virile, simbolo della Forza; tra gli emblemi della Giustizia, trionfi di alabarde e aquile romane. Tutta la rappresentazione "è racchiusa in una poderosa sintesi di contenuto interiore con una visione di artista, al servizio di una tecnica musiva consumata e di un linguaggio aperto e espressivo". Marino Ronchi conferma che "il mosaico della Giustizia, che è una scultura dipinta, si apparenta indifferentemente con i bassorilievi ittiti, con i mosaici bizantini, con le sculture romaniche, infine sempre con quelle arti che hanno la facoltà di concretizzare spazio e colore entro i limiti di una saldissima metafora. Anche nel colore Sironi mira, come sempre, all'essenza e sul brunico registro del fondo concede qualche azzurro grigio, del bianco, qualche terra rossa, un po' di azzurro chiaro e pochissimo rosso vivo. Tavolozza elementare che sostituisce la gioia che può dare una ricca gamma coloristica con il senso di un misurato linguaggio composto di note gravi, che meglio fa risaltare la forma plastica".
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