Vittima Ineffabile - Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano

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Vittima Ineffabile


Vittima ineffabile (gennaio 2013)


Abstract del paper


Organizzazioni criminali transnazionali e truffatori del commercio amatoriale online sono gli estremi della delinquenza informatica tradizionale.

Per le vittime non cambia molto che l’aggressore sia l’uno o l’altro: sempre una violenza è stata subita, un patrimonio depredato, la disponibilità allo scambio minata. Alle persone lese in via diretta – siano esse donne, uomini o imprese - si sommano quelle in via indiretta: le comunità, i mercati e le Istituzioni locali, che di esse sono i primi interlocutori.
Complessivamente, danni per milioni di euro e migliaia di vittime. Al dettaglio, il patrimonio frodato alla persona non sempre è tale da convincere a costituirsi parte civile, cioè a sostenere le spese, il tempo e le possibili delusioni del processo contro autori di reato che normalmente hanno speso tutto e nessun bene hanno per risarcire.  
Per chi è stato truffato, al trauma subito ed alla perdita economica sempre soggettivamente importanti, si sommano il ruolo pubblico marginale o del tutto silente della parte lesa, specie se il tipo di processo non ne prevede la voce. La vittima che ha subito il danno materiale ed il trauma avverte nuova violenza: nessuno la ascolta. Di essa non si dice, resta vittima ineffabile.

I singoli criminali che ci capita di perseguire sembrano dividersi in due famiglie: o il marginale che solo grazie ad una identità virtuale riesce a truffare o il giovane brillante, tecnicamente acculturato, che promuove un’organizzazione capace di tanto danno quanto aleatoria permanenza.
Come meglio apprezzare nella richiesta di condanna il trauma subito dalle vittime e le loro perdite economiche? Come meglio valutare il marginale e la possibilità di recidiva? Come impedire che le menti giovani e competenti, ancora non compromesse con ben strutturati imprenditori del crimine, divengano risorsa, dipendenti, consulenti di ben altre organizzazioni e vengano avviati a carriere criminali di alta pericolosità?
Nei limiti dei compiti della Pubblica Accusa, questi quesiti hanno suggerito l’azione penal-processuale illustrata nel working paper, idee in divenire che sintetizziamo in due elementi:
- uno è l’adempimento a rispettare la condizione di vittima, non trascurando nel valutare l’offensività del reato il trauma subito, indicando una proposta condivisa con gli attori del processo, in cooperazione con le Istituzioni, specie quelle locali;
- l’altro è l’adempimento ad una riflessione sul ruolo dell’Accusa entro il dettato costituzionale della funzione rieducativa della pena.
I due aspetti del problema (risarcire le vittime, comunità inclusa, e costruire una efficace azione penale contro il delinquente informatico) sono poi messi alla prova con due casi reali, di cui uno è il
caso pilota che - grazie al Comune di Milano - abbiamo realizzato come prima e per questo metodologicamente sommaria verifica delle riflessioni giuridiche e criminologiche che ne costituiscono la premessa.

Il gruppo di lavoro presso il pool reati informatici

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